Stamattina, mentre percorrevo con l’auto la strada che mi avrebbe portata a scuola, ho visto, a bordo careggiata, il corpo di una volpe, probabilmente investita durante la notte.
Era ancora bella. Non aveva patito ulteriori urti, oltre a quello mortale.
L’ho guardata con un dispiacere profondo, quello che si ribella all’ingiustizia dei destini. Ho pensato all’universo parallelo e silenzioso degli animali selvatici, che si muove prevalentemente la notte, quando il rumoroso e violento mondo degli uomini dorme, e a quanto sia impietoso l’incontro dei due regni, spesso traumatico. E, infatti, eccolo lì, sul limitare della strada. Immobile.
Ho iniziato la scuola da qualche giorno. Quest’anno, con una particolare stanchezza, mi muovo tra classi note e classi nuove, godendomi, tuttavia, il brivido del primo ingresso in aula, quello che forse determina tutto.
Oggi, tornando a casa, ho visto una sbavatura – quasi impercettibile, ma presente – del mio rossetto e, improvvisamente, mi è tornata in mente una mia docente delle scuole Superiori, insegnante di lettere, il cui rossetto sbavato era una costante. Di lei ricordo il contorno labbra macchiato di rosso lacca, i collant a rete bianchi su gambe robuste e bianchissime, la voce particolare, un insistente sentore di canfora e l’espressione persa, lontana. Una figura tra l’inquietante e il mistico, come certe figure di bestiari o codici medievali.
Forse, un giorno, anche il mio rossetto sbavato sarà una capsula di ricordo lontana e sfocata nella mente di qualche studente, ormai adulto. Farò parte, anche io, di un ennesimo personale bestiario.
Poco fa, parlando, casualmente, di una signora recentemente scomparsa con una conoscente, mi ha riferito, con stupore, che, dalla scomparsa del marito, quella donna aveva vissuto come se lui non se ne fosse mai andato. Ogni giorno, in questi anni, ha apparecchiato anche per lui, non si è mai seduta al suo posto, ha continuato a parlargli.
L’ho trovato inquietante e tenero.
Mi ha ricordato una poesia di Vivian Lamarque
“Il tuo posto vuoto a tavola
parla racconta chiacchiera ride forte
non sta mai fermo si alza
ritorna mangia avanza sempre un boccone
ritaglia nel formaggio forme di animali
il tuo posto vuoto a tavola
a destra di Miryam
è di fronte a me.”