La scorsa settimana mi è successa una cosa strana. Faccio una piccola premessa: la casa in cui abito ha un piano interrato, sotto il livello stradale.

Domenica scorsa in questo piano interrato è mancata la corrente. Una cosa strana, perché il piano superiore era completamente illuminato, mentre bastava scendere qualche scalino per brancolare in un buio primordiale.

Per un’anomalia di sistema, avrei scoperto il giorno dopo, dovuta all’assenza microscopica di un contatto; l’area superficiale e visibile a tutti era illuminata, le viscere della casa nell’oscurità, e ho pensato che questa fosse una bella metafora di qualcosa, forse di certe vite, o di certi periodi, o dell’esistenza stessa.

Esiste ciò che appare. Esiste, e spesso va in profondità, ciò che è nascosto dal buio.

Ma io vedo la poesia dappertutto e, come lessi una volta in un libro, forse “se la poesia è dappertutto non è da nessuna parte”.

Ma questa mia, pensandoci bene, mi sembra ancora una bella malattia.