È l’undici agosto millenovecentonovantanove.

Nella campagna piemontese splende il sole.

Una ragazza con i capelli corti sì è svegliata, come sempre, nella casa dei suoi genitori. È in vacanza, tra un mese tornerà a scuola.

Oggi è il suo compleanno, ma il dato è del tutto trascurabile, nell’economia delle vite umane lo è da sempre, ma oggi in particolare.

Dal balcone di casa sua si scorgono le betulle del cortile e, netta, la sagoma di un Monviso elegantissimo.

Nell’aria c’è il profumo dell’attesa.

Oggi, undici agosto millenovecentonovantanove, ci sarà l’ultima eclissi di sole del millennio.

Da giorni ne parla la televisione, da una settimana gli amici discutono su come fare, dove andare a vederla, c’è uno strano commercio di pellicole fotografiche e maschere da saldatore, vetri neri dei fabbri che escono per un attimo dalle officine per raggiungere le case, i giardini.

È lunedì. La ragazza con i capelli corti è ancora molto giovane e non sa cosa farà della sua vita. Studia, ama studiare, e presto, così giovane, diventerà zia per la prima volta.

Sarà una bambina, qualcuno la chiama già “principessa”. Nascerà in ottobre, ma la sua presenza è già tangibile nei pensieri della ragazza con i capelli corti che aspetta con ansia l’eclissi.

È il mattino dell’undici agosto millenovecentonovantanove, lunedì.

Forse non sarà così sensazionale come dicono. L’eclissi di Sole sarà quasi totale, ma in quella zona non completamente.

La ragazza è inquieta. Non è superstiziosa, non lo è mai stata, ma si è informata, ha letto ogni tipo di notizia sull’eclissi, prevede tutto – la luce verdastra, l’assenza di vento, l’abbaiare sguaiato dei cani.

Eppure quando arriva veramente l’eclissi tanto attesa ha quasi paura. È fuori, in giardino. La pellicola fotografica con cui guarda il cielo riporta il negativo di una gita al mare, in treno, avvenuta l’anno prima.

I vicini di casa hanno fornito dei vetri da saldatore, la madre della ragazza con i capelli corti canticchia in cucina, un canto aggraziato, poi, improvvisamente, urla contro suo marito, il padre della ragazza, perché sta guardando l’eclissi a occhio nudo. Grande metafora, questa, non so ancora bene di cosa.

Ed eccola, arriva, davvero. Il Sole si oscura gradualmente, sempre di più, e tutti si fermano. Vetrini e pellicole, radiografie di ossa e vertebre rotte chissà quando – un metacarpo, una piccola clavicola – fanno da schermo a uno spettacolo che non si ripeterà, se non in un nuovo millennio.

La ragazza con i capelli corti ha letto tanto, ma quando vede il sole oscurarsi, sente il vento calare e percepisce quel silenzio così innaturale, sa che se lo ricorderà, che è parte di qualcosa che è storia, esistenza.

La colpisce il silenzio, e una strana, lenta nausea mai provata prima.

La luce verdastra al culmine dell’eclisse è inquietante e magnetica. D’un tratto tutto si è fatto immobile. Il padre della ragazza guarda finalmente il cielo dietro un vetro, lei dietro una pellicola. Sua madre è attenta e silenziosa.

Non passano auto, il mondo sembra essersi fermato, nell’istante impercettibile dell’evento.

La sensazione che tutto possa succedere invade la mente di una giovane ragazza con i capelli corti che sono io, vent’anni fa, che festeggio uno strano compleanno il giorno dell’ultima eclissi del millennio.

È lunedì e fa caldo, tra poco il sole tornerà a splendere, si spera.

Pochi minuti di blackout e, infatti, il mondo riparte. Fragile, vivo, immerso nel vortice del tempo.

La ragazza con i capelli corti prenderà la sua bicicletta e andrà in piscina con l’amica di sempre, e guarderà quel cielo, che prima era bruno, che ora è striato di nubi sottili, lunghe e sfilacciate.

La sera festeggerà il compleanno con qualche amica, sì, con il fidanzato, e sarà tutto bellissimo, di sicuro.

L’inquietudine la lascerà per un attimo, ma l’eclissi sarà penetrata per sempre nel suo cuore.

L’undici agosto millenovecentonovantanove lei era lì, ha visto tutto.

Vent’anni come un respiro, come un vortice quieto.

L’ultima eclissi del millennio nella mente, oggi, che ha i capelli lunghi e non usa più pellicole fotografiche, il che le sembra un vero peccato. Qualcuno c’è, qualcuno se n’è andato.

Ma quell’attimo che sembrò eterno, per chi lo visse, rimane intatto.

Vent’anni dopo.

Oggi.

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