I miei studenti leggono poco o niente.

Ultimamente porto dei libri a scuola. Dei libri miei.

Poesia, romanzi, saggi.

Li lascio sulla cattedra anche quando mi preparo a uscire, nel cambio d’ora.

Qualcuno, uscendo, li ha guardati, sfiorati.

Uno ieri leggeva, al contrario, il dorso di un testo: “Eedgaar Aaalllan Poe”.

“Che paura”.

E io: “Sì, a volte è inquietante.”

“No, dicevo, che paura un libro così grande. L’ha letto tutto?”

Chissà che il dispiacere della lettura non si trasformi in piacere, per contatto visivo.

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