Stamattina sono arrivata un po’ prima al lavoro. Ho percorso la strada panoramica che porta fino in collina, e mentre salivo, le nuvole basse e il clima già autunnale, mi sono ricordata del mio primo giorno di scuola delle Superiori, proprio in quei luoghi, tanti anni fa.

Il clima, le nuvole, ogni cosa mi ricordava quel mattino. Non mi piacque nulla, dal vecchio professore che ci lesse il regolamento di istituto, alla serietà dei docenti delle ore successive, al senso di oppressione che l’edificio, un ex monastero, trasmetteva, con i suoi locali immobili, fermi ad un passato lontanissimo, quasi lugubri.

Pensavo, osservando quel luogo dopo tanto tempo, che sono cambiata molto e pochissimo da allora.

Ancora oggi temo i cambiamenti.

Ancora oggi mi infastidiscono i regolamenti.

Ancora oggi ho l’ansia dei primi giorni.

A volte mi sembra che la mia vita sia ferma sempre alla corda di quei primi giorni che ogni anno si rinnovano, in fondo così diversi da sembrare uguali. Di essere sempre nel luogo sbagliato in un momento pessimo. In questo modo, coltivo la curva di una nostalgia perenne, spesso per situazioni e occasioni forse solo immaginate.

Poco distante da me, un anziano camminava, godendosi il paesaggio. Sono scesa dall’auto e l’aria era fresca e umida, sapeva di pioggia.

Ho smesso quei pensieri e sono andata incontro a un nuovo primo giorno.

 

 

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