Ci sono persone per cui le cose sono solo cose.

Poi, ci sono altre che vedono nelle cose un’anima, un ricordo, la trama confusa di eventi o qualcosa di simile.

Oggi io e mio nipote abbiamo trasportato nel giardino un divano, il divano che ha occupato la cucina di mia madre per circa quindici anni.

Domani finirà in discarica, come si conviene a un vecchio complemento d’arredo.

Questo divano nel giardino ha posto le basi dell’ilarità generale. Ci siamo seduti, ci siamo scattati foto ridicole, sapendo che quell’oggetto da domani non sarà più con noi.

Le cose sono solo cose.

Poi ricordo.

Su quel divano ho rimproverato per l’ultima volta mio padre di simulare un soffocamento, nell’ennesimo “al lupo al lupo” della vita di un ipocondriaco (mio padre che sarebbe morto quattro mesi dopo per insufficienza respiratoria, vera.)

Mi sono seduta lì soprattutto dopo la sua morte, sempre con un po’ di timore. Quello era il suo posto, e di nessun altro.

Quel divano originariamente verde che era poi diventato rosso, con il tempo, era diventato ormai liso, ingombrante.

Ora aspetta di andarsene per sempre.

Vederlo in mezzo al prato mi fa sorridere e mi mette un po’ malinconia.

Ma, avrete capito, per me le cose non sono solo le cose.

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