Stamattina passeggiavo nelle strade assolate, tra le bancarelle del mercato del primo agosto che, nonostante tutto, è arrivato anche quest’anno.

Mi piace passeggiare nella città di questo periodo. Le strade meno trafficate, gli anziani seduti nei bar, lo scorrere più lento della vita, l’esistenza fluidificata.

Agosto è un mese odioso. Il mese delle vacanze, certo, la pausa dalle attività, la parentesi vischiosa delle attese. Un luogo di assenza che prepara la strada allo spavaldo settembre, gonfio di impegni, di novità, di tagli di capelli rinnovati e abbronzature da sfoggiare nei luoghi di lavoro.

Anche quest’anno farò le mie vacanze a agosto, sì. Un viaggio, manca ancora del tempo, ci sono ancora dei giorni che mi voglio godere nella città dimenticata, tra chi non parte, tra chi resta a aspettare l’autunno, la fine dell’afa terrificante che ci attanaglia da mesi.

L’hanno già detto in molti, che agosto sembra una grande domenica pomeriggio. Per me, che sono nata nella provincia profonda, dire domenica pomeriggio è dire torpore, lentezza, noia, con un pizzico di angoscia che preannuncia l’arrivo del lunedì. (Leopardi, non ti dimentichiamo mai, tu perdonaci, se puoi).

Odioso, dicevo. Tedioso, come l’allegria forzata, la solita giostra della vita a grande velocità. Io voglio essere lenta, prendere tempo, passeggiare e sentire il silenzio.

E dire che ci sono pure nata, in questo mese balordo. Di solito lo fuggo, quest’anno mi vorrei fermare. Per guardarlo in faccia e dirgli: “Vedi, non ti temo, non ho più bisogno di scappare.”

Non sarà così, nemmeno questa volta.

Intanto mi godo il vociare lontano dei bar ancora aperti, dei dehors che sono isole nel caldo opprimente. Cammino.

Ciao, agosto.

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