Stamattina, mentre concludevamo gli ultimi colloqui dell’anno, mi è successo un fatto strano. Mentre parlavo del lavoro svolto da una bambina, un buon percorso, un’ottima valutazione e spiegavo le motivazioni di tale giudizio, ho visto, gradualmente, gli occhi della bambina riempirsi di lacrime, farsi sempre più arrossati.

Io continuavo a parlare, ma ho iniziato a guardarmi attorno, non capivo. Ho avuto paura di averla offesa, di essere stata in qualche modo brusca, anche se non riuscivo a recuperare il punto in cui questo fosse potuto accadere.

Piangeva di gioia.

Ecco, una cosa a cui non sono assolutamente abituata. Il mio giudizio positivo probabilmente l’aveva sorpresa e gratificata a tal punto da commuoverla.

Le lacrime scendevano nonostante il sorriso dolce, calmo, pieno.

A volte sottovalutiamo la meraviglia, pensavo, poi, tornando a casa.

Riflettevo, inoltre, sulle varie e differenti “versioni dei fatti” che ognuno di noi elabora. Ciò che per me era evidenza, puro dato, per lei è stato un regalo.

Sì, è vero che il nostro non è un mestiere semplice.

 Ma a volte non è per niente male.

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