Ottobre ha una grazia pungente e colorata. Una luce bella e terribile.

La luce del mattino, la lieve foschia tagliente, ha in sé il disegno di giorni vicini e lontanissimi. Ottobre ha note calde ma non crea false illusioni.

Oggi stavo leggendo in giardino e, all’improvviso, l’illusoria coda d’estate, necessariamente, è stata spazzata da un vento freddo, affilato.

Ho chiuso il libro e sono rientrata. Mentre scartabellavo tra i ripiani della libreria mi è tornato in mano un foglietto, piccolo, sgualcito.

C’era su un disegnino, un pesce deforme, un mostro marino. Una piccola scritta recitava “Buon colombre d’aprile”.

Ricordo. È il 2014 e sono una stramba e entusiasta professoressa di Italiano e Storia in un Liceo Artistico. Ho parecchie classi, una turbolenta ma brillante.

Devo svolgere un programma dallo schema abbastanza rigido, ma non riesco a entusiasmare il mio uditorio. Poi, un giorno, l’illuminazione: Buzzati, partiamo da Buzzati.

Partire da un autore che amo, che ho iniziato a amare quando avevo la loro età, mi spinge a credere che leggerlo in classe sia la cosa giusta.

Inizio.”Una goccia”, “Paura alla scala”. La classe rumoreggia, vuole capire il senso di “una goccia”, cosa ci sia dietro. “Non ha senso”, dice una ragazza molto sveglia, e io discuto animatamente per trovare qualcosa che disseti la sua curiosità. Sono contenta. Continuo. “Il mantello” stringe il cuore più a me che a loro, ma, con mia grande sorpresa “il colombre” ha un successone. Risa, gridolini, credo, soprattutto, che prendano in giro me che lo sto leggendo. Amen.

(Da qualche parte bisogna pur cominciare.)

Alcuni giorni dopo, settimane forse, incontro la ragazza sagace de “La goccia” e alcuni suoi compagni concitati, in corridoio. Mi pregano di lasciar loro sulla cattedra la mia grammatica. devono farmi un regalo. “Un attimo, per favore!”

Io, che temo il peggio, resisto strenuamente.

Io, che in fondo ho il cuore tenero, cedo.

Lascio la mia grammatica un minuto sulla cattedra, mi volto, e dopo un attimo me la vedo restituita tra sorrisi e entusiasmo da stadio.

Apro, e cosa vedo, quel foglietto.

(Era il primo d’aprile).

Oggi, a ritrovarmelo tra le mani, un foglio così trascurabile, un mostro marino – un Colombre d’aprile-, appunto – mi ha ricordato quanto mi manchi parlare di letteratura con i ragazzi, vedere anche una sola persona impressionata, colpita da ciò che si è letto, anche attraverso una rivisitazione ridicola.

La luce di ottobre illuminava il mio foglietto, che ho riposto, piano, nella vecchia grammatica.

Poco dopo, parlando con la mia nipotina di otto anni, ho scoperto che ama guardare il castello che vede dalla sua finestra, – “soprattutto quando fuori piove. Mi piace immaginare la vita delle sue principesse lontane” – e l’ho trovata una cosa molto poetica.

C’era un sole basso che filtrava deciso dai vetri e io pensavo a quanto sia strana la memoria, che a volte ricrea storie a cui nessuno pensa più.

 

 

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