Le signore nelle sale d’aspetto sembrano tutte uguali.

Hanno giacche uguali, mariti uguali, parlano dei loro figli, alcune dei loro nipoti.

Uguali anche loro.

Parlano del tempo, che non è più quello di una volta.

E nemmeno loro sono più quelle di una volta, sono cambiate. Sono le signore di oggi, uguali a quelle di ieri.

Solo una, lì, non parla con nessuno.

Sono io, che le osservo, non sono ancora come loro, prendo nota, chiedo al tempo di aspettare.

Chiedo al tempo di diventare una signora diversa da tutte queste signore uguali delle sale d’aspetto.

Loro continuano a parlare e non lo sanno.

Io le guardo, saluto, e me ne vado.

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