Novembre ha un sapore particolare. Ogni anno comincia e finisce in fretta e io mi accorgo di non averlo mai capito bene.

L’anno scorso fu un mese di emozioni e speranze, di vittorie e batticuore, ma sempre con un retrogusto amaro. 

Sarà questa storia dei cimiteri, della fine dell’anno che si approssima a gran giornate, saranno le prime nebbie. Sia quel che sia, tutto porta a dimenticare in fretta novembre, a chiuderlo in una parentesi effimera che l’ubriacatura di feste di dicembre serra in modo quasi spietato. 

Altro giro, altra corsa.

Stamattina stavo togliendo le decorazioni di Halloween dai vetri di una classe e un bambino mi ha detto: “No, maestra, che peccato, sarebbe stato bello se fosse durato ancora un po’”. Io l’ho guardato, mentre un altro ha risposto: “Cosa vuoi, tutto passa.” 

Già.

Ieri pomeriggio sono passata davanti a una piazza che amo particolarmente. Era quasi l’imbrunire, la poca gente che passeggiava era silenziosa. L’acciottolato era lucido.

“Che bellezza”, ho pensato, poi il quadro mi è sembrato anche un po’ malinconico, ma forse ero solo io.

Poco dopo sono entrata in una panetteria e la signora, mentre mi dava il resto, ha guardato fuori sconsolata: “Sono le cinque e mezza ed è già buio, che tristezza.”

Ci fosse stato il bambino del “tutto passa” avrebbe sicuramente trovato una frase giusta da dire. Io non ho detto niente.

Quando sono uscita la strada era ancora lucida, l’aria era fresca e, armeggiando con le chiavi dell’auto, mi sono chiesta quanta bellezza ci voglia per contenere tutta la nostalgia di novembre.

Purtroppo non l’ho ancora capito, ma giuro che ci sto lavorando.

* Lo so, gucciniani, era ottobre. Ma quest’anno, quello, mi sono rifiutata di capirlo. 

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