Sono giorni di luce bellissima.

Ieri camminavo col sole e il rosso degli alberi negli occhi, c’era una pace che si poteva toccare, sembrava raccogliere in un punto tutte le assenze, le chiamava per nome, non mancava nessuno.

L’altro giorno cercavo di fotografare uno di quei tramonti splendidi dall’auto in corsa e, alla radio, passava una pubblicità che reclamizzava la rivista “Credere”, in fascicoli mensili, forse pure rilegati. Ho perso l’attimo per fotografare il tramonto dall’angolatura giusta.

Un po’ di tempo fa ho fatto vedere una piccola scena di teatro in Inglese su YouTube a una classe. Gli interpreti erano due ragazzi bravissimi che ho avuto modo di conoscere durante un corso di formazione. Nel video indossavano parrucche e mantelli.

Quando ho detto ai bambini che li conoscevo, uno di loro, viso serio e convinto, mi ha chiesto: 

“Ma esistono davvero?”

E io mi sono chiesta perché, ma poi mi sono detta che è vero, non è così scontata l’esistenza degli oggetti, o delle persone. Certe cose che per noi esistono poi scompaiono così velocemente che sembra non siano mai state veramente. Alcune persone che erano lì, solo ieri, un mese fa, puf, sparite. Addii detti, non detti, improvvisi. E poi più nulla.

Cosa significhi, poi, esistere davvero.

Ci pensavo mentre la luce gialla avvolgeva la stanza attraverso i vetri. Forse in giro c’è una rivista anche per quello. 

 

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