Ogni tanto la vedo.

Inquieta, veloce, uno sguardo mai visto in altre persone.

Tra lo smarrito e il geniale.

C’è qualcosa che popola la sua anima, la divide, mi rende impotente.

La scienza lo definisce, io me lo immagino come un’ombra che si insinua tra le pieghe e riempie tutto, lo soffoca. Condiziona il movimento, lo affretta, senza posa.

il suo corpo risponde scomposto a un urlo interiore a cui non so dare pace. A cui probabilmente nemmeno lei sa.

Ci sono storie che non si possono raccontare, solo disegnare di fretta.

Lei, saprebbe disegnarle benissimo. Con la matita in mano è un’altra. Capace di tratteggiare mondi meravigliosi che chissà dove si annidano, forse sotto un ramo spezzato dal dolore, dentro la mente.

Un giorno mi sono avvicinata e le ho detto: “che belli questi fiori alla finestra, non credi?”

Lei mi ha risposto, piano, “Sono belli senza di te.”

“Come?” non ho capito.

“Sono belli quando non ci sei.”

Mi sono sentita persa, come capita spesso di fronte alle cose che ci spiazzano ma non possiamo negare.

“Hai ragione, adesso che ci penso, quando non ci sono devono essere bellissimi.”

Fuori c’era il sole.

Sorridevo.

Parlare di autismo non è per niente facile. Soprattutto quando, come me, non si hanno le competenze sufficienti. Racconto ciò che vedo e, spesso, è così doloroso che le parole non bastano.

Annunci