L’altro giorno, leggendo ancora la Vita Nova di Dante, mi sono fermata alla questione del primo ricordo.
Dante ricorda l’incontro con Beatrice, avvenuto a otto anni e dieci mesi circa. Un ricordo nobile, etereo.
Il testo commentava il fatto che Dante collegasse il primo ricordo a quell’età poiché in quegli anni la formazione della memoria vegetativa era fissata intorno a quell’età.
Naturalmente, ho pensato al mio.
Il primo ricordo risale a un momento precedente rispetto agli otto anni danteschi.
È vaghissimo. Avrò avuto quattro anni.
So che è domenica pomeriggio, verso sera, sono nel corridoio di casa mia. Corro. Poi, sul davanzale, c’è un cigno di vetro di Murano, col collo incollato storto.
Tutto qui.
Talmente etereo da riprendere un oggetto kitsch come quel cigno, regalo forse di qualche zia. Non un incontro folgorante, niente poesia.
Un cigno col collo corto.

Infatti, non sono Dante.

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