La domenica sera assomiglia a un nodo.
Un nodo stretto, che infastidisce e nello stesso tempo langue, con la lentezza tipica dei tormenti.
Un nodo che non lega, ma concentra le tensioni e le aspettative, dopo una breve e straniante sospensione, spesso inutile parentesi di vuoto.
Torna tutto, in punta di piedi, in quelle ore che dall’imbrunire si collegano al buio.
Torna quel senso di leggero timore, il peso dei giorni, torna anche ciò che sembrava non tornare.
C’è quella sospensione che rende pensierosi, inquieti. L’attesa delle cose, il pensiero del noto, o dell’incerto.
Tutto sembra immobile, nel momento immediatamente prima di qualcosa.
Da bambina cercavo sempre di ritardare l’ora in cui andare a dormire, la domenica.
Dopo tanto tempo, credo ancora che sia l’unica via per cercare almeno di allentare questo nodo, visto che mi è impossibile scioglierlo.
Mi godo il silenzio, come un ricordo di musica lenta, sfumata a metà.
Ripasso i pensieri nel buio. Come trame sciolte, nello spazio dei nodi, infilo un respiro. Profondo.

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