Oggi ho riletto, per dovere, i primi capitoli della Vita Nova di Dante. Un testo che conosco, letto, studiato a lungo negli anni passati, masticato e spiegato, anche, a scuola.
Rileggevo e pensavo alla modernità di Dante, a quell’amore che è Signore, ma non passa dalla mente. È fatto di corpo, parte tutto da lì.
Stravolge, sconvolge.
Pensavo alla perfezione della numerologia dantesca, ai colori, ai sensi, mentre dalla vetrata, in fondo, guardavo le finestre dell’edificio neoclassico di fronte.
Una lampadina che si accendeva, una tenda che si scostava. Poi niente, per ore.
“Se avesse vinto Dante invece di Petrarca chissà come saremmo oggi.”
Chissà.
La luce filtrava lieve dai vetri, nella stanza sempre più buia, nel pomeriggio che si spegneva.

Oggi una persona mi ha detto che so dire cose serissime in modo leggero.
Chissà se è una bella cosa.

Poi ho corso, forte.
Ma non sono stata abbastanza leggera da raggiungere il treno, questa volta inesorabilmente in orario.

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