“Non sono bravo nelle cose in cui ci vuole fortuna.” (Limbo)

Negli ultimi giorni dell’anno ho avuto molto tempo per leggere. E pensare. Dicembre ha quel carattere strano, un po’ malinconico, di sole freddo e tagliente, che pretende di chiudere tutto, in fretta, e invece si trascina nella litania dei pranzi e delle feste, dilatando il vuoto invece di colmarlo.

In questo questo tempo al limite, sul filo degli anni, ho avuto tra le mani un libro, “Dai un bacio a chi vuoi tu”, una raccolta di racconti, ripubblicata da poco da Terre di mezzo e edita per la prima volta nel 2008. Si tratta dell’esordio letterario di Giusi Marchetta, che già conoscevo e apprezzavo grazie a “L’iguana non vuole”, un libro letto e riletto e consigliato e che consiglio, a insegnanti e non.

Racconti. Storie di personaggi tanto reali che pare di vederli, sentirne la voce, toccarli. E di luoghi, di cui percepire i colori, soprattutto le ombre, persino gli odori. Così veri da non poter non familiarizzare con loro, anche quando degli stessi si sa il dolore, il male, l’errore.

Intanto cerchi di vivere, ma il pensiero è sempre là che ti rode il cervello, finché non ti accorgi che tutto quel che fai lo fai per finta.” (Dai un bacio a chi vuoi tu).

Racconti che coinvolgono, toccano, spesso straniano per la mancanza di filtri consolatori e per la schiettezza in cui le cose vengono narrate così, come accadono. Storie in cui c’è l’anima ma anche le case, le strade, il corpo con le sue ferite, i suoi desideri, le sue pulsioni. La società.

La fragilità, soprattutto.

Tra i miei racconti preferiti ci sono “Dai un bacio a chi vuoi tu”, che dà il titolo alla raccolta e mi ha tagliato il fiato, “Limbo”, “Svanire” e soprattutto “Formiche rosse”, che   sa di profumo e di bianco, di mani e di destino a cui non si può sfuggire e che ho trovato meraviglioso.

Man mano che andavo avanti con la lettura, mi trovavo vicina a questo o a quel protagonista, lo sentivo. Sentivo la vita e le scelte, soprattutto quelle mancate. Ero lì, a un palmo, e mi dispiaceva lasciarlo, con la sua lotta o una pena che non è necessariamente, come dice Antonella Cilento nell’Introduzione, una sconfitta, più un nodo, che si dà a sperare possa sciogliersi, col tempo. Anche se questo tempo sembra non arrivare mai.

Sono stati giorni freddi, poi anche dicembre se n’è andato, con libro che mi ha tenuto compagnia. Buona. A tempo di racconti.

Sono stanco. Butto il cellulare e me ne sto qui, seduto sulle scale a prendere il sole in faccia, quello del primo pomeriggio che fa male e fa venire il tumore e ti uccide, un sole così”. (Dai un bacio a chi vuoi tu)

Giusi Marchetta, Dai un bacio a chi vuoi tu, Terre di mezzo editore, 2014.

 

 

 

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