Oggi camminavo in una piazza affollata. Un sole bellissimo si stagliava, basso, sui contorni delle case. Le ombre disegnavano le loro trame sul fondo.

Camminavo e pensavo pensieri così. Roba da niente.

Guardavo gli orli delle cose. Era tutto così bello, così freddo.

Pensavo a quanto tempo mi sembra passato dall’inizio di questi dodici mesi trascorsi, e siamo di nuovo qui, a concludere questo giro.

Non amo i bilanci, le patetiche somme di fine anno.

E questo non sarà il post migliore, né il più significativo.

Il 2014 è stato, come tutti gli anni, una rivoluzione. È astronomia, tutto qui.

Un lungo cammino di ore che ci ha visti oscillare tra gli stati più disparati. Non è stato né buono né cattivo, se ci penso bene. Intenso, questo sì.

Ma credo che sia il minimo che possiamo fare. Metterci intensità, passione, per quel che vale.

Un anno come una parentesi da colmare, che lascia appiccicato addosso qualche accenno di gioia, grandi traguardi, qualche caduta, i viaggi, il calore, la dolcezza e il ruvido, gli impegni e le parole. Molte, a volte troppe.

Milioni di pensieri, tantissimi desideri. Alcuni ancora nuovi.

Mentre passeggiavo, poi, è arrivato il momento più bello. Il sole ha invaso tutto e i contorni si sono fatti un tutt’uno con la luce.

Era una luce che feriva e meravigliava. Come le cose più belle.

È durato pochissimo, poi ha iniziato a fare freddo.

Ho messo le mani in tasca e mi sono affrettata, che era tardi e avevo tutto da fare.

Che sia un buon anno, di parole e non. Per tutti.

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