Ieri stavo facendo un piccolo giro di domande, l’interrogazione collettiva che mi porto dentro come eredità da un passato che ormai si è stratificato in me, un fossile scolastico. Fuori, il muro in mattoni che guardo ogni giorno da diverse prospettive, era illuminato dal sole tiepido di un ottobre inadeguato. (Troppa pioggia, troppo grigio, poco calore.) Ho aperto il libro e iniziato la litania dei numeri, delle parole e dei verbi. Ho scostato le tende, la luce filtrava in classe come poche altre volte. L’aria fresca mi dava un senso di leggera euforia. All’improvviso, senza quasi accorgermi di nulla, ho visto che la bambina interpellata piangeva. Un pianto prima sommesso, poi, nel giro di poco, disperato. Le guance rosse, le mani che tremano. La situazione mi stupisce. Prima zitta, poi la rassicuro, “non sta andando male”, dico, non so che fare. Il pianto è una di quelle cose così naturali, esplosive e violente che mi lascia sempre senza fiato. Le dico che… In realtà non le dico niente. Rimanere immobile, con una frase in gola che non riesce a uscire, è il mio modo tipico di reagire a certi eventi. Non so consolare, non sono una brava motivatrice. Penso non lo sarò mai. Le vorrei dire che non vale la pena, chiederle la ragione del pianto (non piange per me, ma chissà per quale lite di bambina, scoprirò dopo) ma poi, sospirando, l’ho guardata e, piano: “Vatti a sciacquare la faccia, se no qui piangiamo tutti.” (Come fare a insegnare a qualcuno una cosa che non si è ancora appresa? Eh.) Qualcuno ha sorriso. Io immagino la mia espressione tra lo stupore e l’impotenza. “È molto sensibile”, mi ha sussurrato all’orecchio un’altra insegnante. “Bruttissima cosa” ho pensato. (E non pensavo solo a lei.) Intanto, il sole si era fatto più fitto e caldo e dalle finestre è entrata un’ape che ha rapito l’attenzione di tutti. La bambina si è calmata, l’ape è uscita dopo alcune pericolose evoluzioni sulle  nostre teste. Mi è passata la voglia di interrogare (e di essere lì, e di tante cose che non saprei nemmeno dire.) Il vento si è fatto troppo teso, avevo i brividi e ho chiuso la finestra.

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