Agosto, quest’anno ti ho lasciato solo.

Mi ritrovo qui, quasi alla fine, in veloce flusso verso quel settembre da sempre temuto, mai amato.

Ti ho lasciato solo dentro a quella parentesi di calda assenza, che spesso ho vissuto da spettatrice pagante (il prezzo, quello di veder partire tutti, sentire di non mancare a nessuno) e sono andata anch’io.
Lontano.

Ho fatto un lungo viaggio, letto dei bellissimi racconti, visto altre nuvole.

La parentesi trascorsa altrove mi ha dato lo spazio e il tempo per coltivare i pensieri, accarezzarne i contorni, trovare parole nuove per definirli. Guardare il mondo da un finestrino può regalare la leggerezza di essere lenti, nonostante tutto scorra veloce.

Poi sono tornata.

E le cose hanno ripreso velocità. Tutte insieme, a travolgere il senso di pacifica distanza dalle cose.

Ho perso e ritrovato bagagli, ho capelli più lunghi e chiari, mi aspetta un salto nel buio.

La burocrazia, le convocazioni, le cose che non so.

Come quelle cose che aspetti da anni, ma ti dà una certa sicurezza il fatto che non arrivino mai.

Invece, poi, a volte, arrivano. E le devi affrontare.

Piccole scelte, grandi.

In questa fine estate un po’ più calda di questi mesi piovosi appena vissuti, c’è l’incertezza, ma anche la consapevolezza di un periodo che potrebbe chiudersi, nella sua precarietà ormai familiare.

E se ti ho lasciato solo non vuol dire che ami settembre, sia chiaro.

Lo sai che odio essere rimandata là, come agli esami di riparazione, come se fossi uno sbaglio.

Mi hai dato anche un peso anagrafico in più, come se non bastasse.
Ma ti perdono.
E’ stato tutto un pensarti. Da lontano.

Annunci