Stamattina, mentre andavo al lavoro, c’era un cielo stranissimo. Una nuvola enorme divideva l’orizzonte, lasciando la parte superiore completamente libera, limpida. Grande, minacciosa, la nuvola incombeva sulla terra e sul profilo degli alberi, illuminati da una luce giallastra.

Naturalmente quella era la mia direzione. Ho pensato che inoltrandomi, dentro avrei trovato un temporale spaventoso, ero pronta al peggio.

Al culmine del nero, una nebbia di pioggia fine, fitta.

Poi niente, finito. L’azzurro nebbioso splendeva in una scia dorata, io continuavo a guardare nello specchietto quello spettacolo inconsueto. Metafore, brutte bestie.

Lunedì due ragazze mi si sono avvicinate, con aria furtiva: “Quest’estate vorremmo leggere della poesia. Cose un po’ diverse. Volevamo chiedere a lei.”

Le ho guardate con la faccia stupita, forse anche un po’ stupida, senza capire come riesca a farmi sempre riconoscere.

Non ho il dono del mistero.

Lo dicevano sottovoce, come se si vergognassero. Mi sono sentita una spacciatrice, un po’ improbabile, certo.

L’altro giorno ho dimenticato dove avevo parcheggiato l’auto, ho percorso un lungo marciapiede carica di borse e compiti e libri e scoramenti per poi ricordarmi che l’avevo messa tutta da un’altra parte. Il cielo era grigio, dopo pochi minuti è iniziato a piovere.

Ieri pensavo di non avere più nulla da dire.

Stamattina mentre spiegavo l’Eneide un ragazzo mi ha detto: “Da come ce la racconta sembra quasi un film” e io non sapevo se fosse una critica o un complimento e veramente non lo so ancora. Parlavamo di Eurialo e Niso e Virgilio risuonava nella mia voce così piena d’accento e di cose sentite e risentite, nella penombra della classe che ha visto un altro anno passare.

Un altro ragazzo ha tirato in aria un foulard “Volevo vedere se era attenta” ha detto e io “Hai fatto bene, siamo tutti così bisognosi d’attenzione che neanche lo sai.”

Lui mi ha guardato stranito. “E’ proprio la fine dell’anno”, mi ha detto.

Quando sono risalita in macchina, al posto giusto, c’era un sole che abbagliava.

Sono passata davanti a una panetteria. Ricordo di essermi avvicinata una volta. Di non essere entrata perchè mi sembrava uno di quei negozi di una volta, che sicuramente non avrebbero fatto al caso mio. Due settimane fa deve essere morto il proprietario. Da due settimane la tapparella è abbassata.

Oggi sulla tapparella abbassata era affisso “Cedesi attività”.

Ho attraversato le strade deserte dell’ora di pranzo. Ho pensato agli inizi, ai papaveri e a Eurialo, alle cose che cambiano.

Non c’era più l’ombra di una nuvola.

 

 

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