“[…] guardando un prato di erba alta coi pioppi di là dell’acqua ricordò un bacio.” G. Parise

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Treno, un pomeriggio qualunque d’inizio autunno.

Mi siedo di fronte a due ragazze, avranno sì e no quattordici, quindici anni.

Parlano fitto fitto, si guardano, ridono.

“Poi abbiamo parlato, per ore e ore, seduti su un gradino, fuori dalla festa. Lui ascoltava, io parlavo di me, ho detto un sacco di cose, mi sono trovata bene”

“E lui… dimmi, lui com’era? Era figo?”

Non posso fare altro che ascoltare, con lo sguardo fisso sul libro che ho smesso di leggere da alcuni minuti, ormai.

“Lui era, così. Dolce. Mi sembrava, almeno”.

“E poi…E poi?”

“Poi ad un certo punto mi sono accorta che era tardi, che avevo le braccia fredde e che non sapevo più cosa dire.

E ci siamo baciati”.

“L’hai baciato?”

Ormai nel treno semivuoto del pomeriggio ci siamo io, le risate e lo stupore.

“Forse è stato lui, prima. Comunque, sì” .

Ridacchiano, parlano piano pianissimo. Io faccio finta di leggere. Si alza una signora, mi perdo qualche battuta.

“E poi, e poi? Racconta.”

“E poi niente. È successa una cosa brutta.”

“Non ti è piaciuto”.

“No, anzi. È solo che dopo avermi baciata… Be’, mi ha chiesto – Scusa, com’è già che ti chiami? E mi ha sbagliato nome. -”

“Nooo… Che merda.”

Silenzio. A me viene un po’ da ridere, ma immagino il trauma, soprattutto a quell’età.

L’amica cerca di consolarla: “Vabbe’, almeno è stato un bel bacio.”

“Sì sì, bello. Peccato che l’abbia spinto così forte che non lo vedrò mai mai più”.

“Non sei un po’ esagerata? E che nome ti avrebbe dato?”

“Stella”.

“Che nome di merda.”

La conversazione si chiude tra le risate e gli “shhh” mentre io rischio di non scendere alla fermata giusta.

(Effettivamente Stella è un nome che non vorrei nemmeno io.)

Tengo il bacio, lascio il resto.

C’è un sole bellissimo, fuori, un caldo innaturale per una fine ottobre che non sa di esserlo.

Sorrido. Una lieve malinconia mi punge, dentro, come una spina. Sarà l’età, o qualcos’altro.

“Almeno è stato un bel bacio”. Ben detto.

D’altronde “A cosa servono i baci se non si danno?” (V. L.)

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