Stamattina mi sono svegliata tardi.

Una cosa che posso concedermi una volta a settimana, almeno per ora.

Lavoro nuovo, nuovo ambiente, nuovi ragazzi. Tutto, irrimediabilmente, diverso. Tutto difficile.

Comunque, mi sono svegliata e ho avuto quella sensazione irreale di calma e tranquillità che non avevo da tempo, la serena curiosità del possibile. Che cosa immorale, poi, la serenità.

Ultimamente mi sono sentita spesso così. Scavando, più che altro, mi sembra di aver steso una pellicola – sull’anima, se questa si desse da fare per palesarsi? – in modo da evitare gli scontri, le inutili cure, senza aggiungere altro.

Ho iniziato una decina di libri, alcuni li ho finiti, altri li ho mollati, altri continuo ossessivamente a rileggerli, trovando sempre qualcosa di nuovo, o qualcosa di vecchio che non voglio dimenticare.

Stamattina ho letto, stiracchiandomi, uno di questi.

Poi sono uscita con una bicicletta che aveva le ruote sgonfie e, mentre pedalavo a fatica, un vento freddo, esageratamente pungente, mi faceva pensare come spesso ci affanniamo a convincerci che vada tutto bene o tutto male mentre sono solo le cose, che accadono, a decidere per noi.

Concetto molto semplice.

Avevo con me la macchina fotografica.

Inseguendo le linee, la luce, i colori come ferite, i fuochi, il fumo denso come una coperta leggera, scattavo senza troppo badare al cielo che si faceva sempre più grigio e cupo, gonfio di pioggia.

In questa natura, come un reliquiario dell’estate, resistevano, tenaci, le rose. “Dureranno ancora molto” mi è stato detto, ed io, che le guardavo, non capivo come tanta fragilità potesse essere così tenace.

Mi sono rivestita e sono tornata a casa, cercando di proteggermi il viso dalle grandi, lente, gocce di pioggia che iniziavano a scendere.

Sono arrivata a casa e quella serenità mattutina mi sembrava ormai un’impressione lontana.

Tutta quella bellezza mi aveva sfiancato.

La pellicola si è sciolta e mi ha restituito inquieta alle cose da fare.

(Lo dicevo che era immorale).

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– RELIQUIARIO DELL’ESTATE

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L’ANIMA MORBIDA DELL’AUTUNNO

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Tenacia.

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