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Oggi ero in macchina.

Guidavo e vicino a me c’era una persona che ama il contatto con la natura, una grande osservatrice di eventi, forte nemica della tecnologia, della mia testa tra le nuvole, degli smartphones e di tutto ciò che è troppo mondano.

Proseguivamo su una strada che costeggiava un viale alberato. “Vedi, anche qui” e indicava col dito le foglie degli alberi, secche nonostante la stagione “Troppo presto per essere così”.

“Io non ci ho mai fatto caso” “Tu non fai mai caso a niente. Ci stanno dicendo qualcosa. Ma noi non le ascoltiamo. Chi stanno dicendo che moriremo tutti?”

Ho riso “Ah, be’, bella cosa da dire, la più ovvia”.

Ma tornando a casa ci ho fatto caso anch’io. Tante foglie, non gialle, secche.

Come una stanchezza, un abbandonarsi, mentre le giornate, col loro sole ancora vivo, forte, sembrerebbero dire tutt’altro.

Come se qualcuno avesse smorzato il loro fuoco improvvisamente, senza una parola.

Poi siamo arrivate, e dalla porta è uscita una giovinezza tutta da proteggere e amare, come le musiche di una volta.

Ho alzato il volume della radio e gli alberi erano ancora lì, in fila, a parlare una lingua che nessuno vuol sentire.

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