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Oggi navigavo in rete cercando qualche testo bello che non avessi ancora letto, o di cui non avessi parlato.

Cercavo qualcosa, ma non sapevo bene che cosa. Dalle finestre arrivava un vento fresco che mi costringeva a mettermi una maglia, sulla pelle ancora calda del sole di ieri.

Fuori, le voci dei “superstiti” del primo giorno di scuola che ritornavano ai giochi abbandonati a malincuore.

Ho pensato a come cambia il vento.

Navigando ho trovato una poesia di Wallace Stevens, poeta statunitense.

Mi è piaciuto il suono delle parole, quello del testo originale.

Mi è piaciuto il vento, in questo settembre che sembra quasi un capodanno, o un’epifania di un futuro ancora molto incerto.

Approfondendo, ho letto che Stevens fu influenzato, tra gli altri, da Mallarmé. Quando si dice la casualità.

The Wind Shifts

This is how the wind shifts:
like the thoughts of an old human
who still think eagerly
and despairingly.
The wind shifts like this:
like a human without illusions,
who still feels irrational things within her.
The wind shifts like this:
like humans approaching proudly,
like humans approaching angrily.
this is how the wind shifts:
like a human, heavy and heavy,
who does not care.

Il vento cambia

Così cambia il vento.
Come i pensieri di un’anziana umana,
che ancora pensa intensamente,
disperatamente.
Il vento cambia così:
come un’umana senza illusioni,
che ancora sente l’irrazionale in lei.
Il vento cambia così:
come umani che s’avvicinano orgogliosi,
come umani che s’avvicinano rabbiosi.
Così cambia il vento:
Come un umano, pesante, pesante,
cui non importa niente.

Il cielo si è fatto sempre più nuvoloso. Forse stanotte pioverà.

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