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foto (55)2La mente ha meccanismi strani.

Se la mente è già strana, poi, le trame diventano ancora più complicate.

Così, in questo martedì di luglio con il sole che batte feroce alla finestra, in cui il pomeriggio potrebbe essere lento, scandito da un languore nascosto tra i rumori ovattati delle strade deserte, io, che dovrei studiare, o almeno fare finta di farlo, mi lascio trasportare in altri luoghi.

Invece dei “bisogni educativi speciali” mi soffermo sui miei “bisogni emotivi speciali” e, nella mente, torna quella frase “desidero la fantasia dei tuoi capelli”.

In questa frase trovo tutte le mie condanne.

I capelli. Che ossessione.

Me li immagino sempre lunghi, delicati, in cui passare le dita.

La fantasia.

Un luogo meraviglioso in cui sostare, anche solo per un attimo.

Il desiderio.

Come una vernice scura che accende i silenzi, li copre, li trasforma.

Tre immagini forti, tutte insieme in una frase.

Così, invece di studiare, penso al suono che fa “desidero la fantasia dei tuoi capelli”.

E mi piace moltissimo.

Il pomeriggio torna a scorrere cauto, tra i libri.

Col sole tremendo e bellissimo di luglio negli occhi.

Desideravo vederti:
desidero la fantasia dei tuoi capelli
a inaugurare grida
di libertà in ore troppo lente; la rivolta
dei tuoi polsi terrestri
che muovono inizi di bandiere,
e accusano l’indugio, la disperazione
cauta, il tempo.
Mi occorre l’urlo d’uno sguardo
ed oltre la violenza del tuo esistere
io esigo il gesto d’un tuo riso.
— Giorgio Manganelli
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