Gli anni pieni.

E ti accorgi che in parentesi di tempo, che nel computo temporale di una vita intera sembreranno irrilevanti, hanno il potere di arricchirti, o di sottrarre un qualcosa alla tua esperienza.

Settembre. I dubbi, le preoccupazioni. Un anno tutto in salita.

Entri in classe, hai l’eredità di un uomo grande, un’ombra che campeggia dietro le spalle.

inesperta, abbandoni subito la presunzione di sapere. perchè non sai nulla.

Loro sono grandi, ti scrutano.

Inizi. I dubbi sono tanti, aggiusti il tiro, cerchi di conoscerli e farti conoscere.

Vai avanti, c’è tutta la tua vita intorno. Fatti, persone, parole.

Soprattutto le parole.

Parole che ti scoprono nuova, forte e debolissima al contempo.

Ti senti fragile ogni giorno, ma con uno strato di epidermide più adulto, forse, più consapevole.

Il rischio di perdersi c’è sempre. Ma è bello scoprirsi, lavorare, impegnarsi. Lasciare aperta quella parte più autentica, mettersi in gioco.

Tra studio e speranze, scoramento ed aspettative, il tempo si mangia i giorni in salita, uno dopo l’altro.

E ti affezioni. Forse è reciproco, ma è meglio non farsi troppe idee.

Gli anni pieni, già. Quelli che vale la pena esserci, anche per poco.

Veder crescere delle persone ed accompagnarle verso un traguardo, dire “io c’ero”.

Riconoscersi così maledettamente sentimentali.

Ho vissuto tutto l’anno con la paura della fine e adesso che è arrivata, francamente, mi dispiace.

Si ha come il desiderio che il tempo rallentasse un po’.

Che ti desse il ritmo per elaborare.

Ma questa è un’altra storia.

Uno dopo l’altro, li vedi uscire, felici, e sai che si portano via un po’ di te.

Chissà se loro lo sanno. Meglio di no.

Ci sono delle cose minime. Li guardi e pensi che in fondo non è niente, ma è bello.

Non è niente, già.

Ma è stato bello.

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