Oggi ho parcheggiato in una via che non frequento mai al mattino.

Un piccolo gruppo di persone usciva dalla chiesa, verso le nove.

Li guardavo, pensavo a quanti universi paralleli possano scorrere, nella stessa giornata, alla stessa ora.

C’era un bel sole, l’aria un po’ troppo frizzante per essere quella di maggio. La vita brulicante e silenziosa del paese, che tanto conosco e spesso sembra non fare parte di me, mi sembrava irreale, artefatta.

Son ripartita.

Osservavo dal finestrino il verde che sembrava esplodere sotto i raggi di questo sole così raro e pensavo a certe cose, che sembrano quiete e basta un niente per accenderle.

Come i ricordi, le passioni, i dolori.

Pensavo ed intanto ero arrivata a destinazione. La strada semideserta, un anziano appoggiato ad un’auto da cui usciva una mazurka sommessa. L’infanzia alle finestre di un asilo nido.

“Che bella giornata”, ho mormorato.

Ma, come il verde che straborda dopo una stagione eccessivamente piovosa, i piccoli dolori sono sempre dietro l’angolo.

Avevo una maglia verde, brillante, una borsa carica di libri e un’anima leggera, con pensieri e desideri in disordine, come al solito.

Poi sono entrata a scuola. E il cuore, sempre troppo fiducioso, mi ha fatto un po’ male.

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