Stamattina ero in riunione, seduta tra i colleghi del Dipartimento di Lettere, gli stessi da mesi, ormai.

Li sentivo parlare di progetti per il prossimo anno, continuità, attività a lungo termine.

Poi ho smesso di ascoltarli e ho iniziato a guardarli muoversi, chi lentamente, chi con trasporto, appassionati o distratti.

E in un attimo mi è sembrato, da fuori, di vedere anche me.

Vestita di nero, gli occhi assonnati, a tormentarmi segretamente le mani.

A capire che ero lì ma già mi mancava tutto.

Strano, che spesso ci manchi ciò che non abbiamo mai avuto, o ciò che abbiamo avuto per poco. O ciò che stiamo vivendo, quando esaurisce la dimensione dell’attesa.

Ancora ci sono immersa e già mi manca tutto, pensavo.

Poi sono uscita e il resto, intorno, ha ripreso a scorrere normalmente.

Fuori c’era un bel sole e un profumo di caffè nell’aria.

Ho messo in moto e ho visto che ero di nuovo in riserva.

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