E’ quasi primavera.

Marzo a metà, un sole chiaro e il fresco di qualcosa che sa di attesa, anche se non si sa mai di cosa.

La Primavera mi fa malissimo.

Si schiude in me quel blocco di ghiaccio stabile della vita consueta, delle abitudini del lungo inverno e si spera sempre in qualcosa di nuovo, eccitante, sorprendente, che di norma tarda ad arrivare, o si è perso.

Esplodono le parole, i pensieri, in un fluire incessante di incontri, eventi, tra passato e presente.

Ogni primavera è un sostanziale tempo di bilanci, paradossalmente.

Cambia la pelle. I vestiti si fanno più leggeri.

Si rinnovano i desideri.

E con questi, la voglia di trovare versi nuovi, capaci di colmare il vuoto delle attese.

Così, con questa primavera alle porte, io amo novembre.

Mi spiego.

In questi giorni mi è capitato sotto gli occhi qualche poesia dell’ultimo libro di Franz Krauspenhaar, poeta che non conoscevo.

Incuriosita dal titolo della raccolta, “Biscotti selvaggi” – il linguaggio mi seduce, cosa posso farci – mi ha coinvolto subito la potenza della parola, gli accostamenti spesso azzardati, il ritmo veloce che scorre a perdifiato tra verso e verso.

La chiarezza della composizione è inghiottita da un fluire anche violento che evoca potentemente porzioni di esistenza, anche le meno edificanti. E, a volte, fa quasi male.

Tra i frammenti letti, uno, in particolare, mi ha colpito, per la forza delle immagini, in un’oscura commistione di profondità, disperazione e dolcezza.

“Amo novembre”, appunto, mi ricorda alcune sensazioni degli ieri recenti, le inquietudini di sempre che si ripresentano in questa primavera.

Il mio rincorrere le parole. Il mio aggrapparmi ad esse.

Amo novembre, i fiori recisi e le sue paure,
le nebbie colte come nuovi fiori, i morti
che escono dalle fosse come nuove
e parlano del tempo o di allegrie lontane,
attendo il mio mese di nascita con l’amore
di un corvo per la sua preda, siamo uccelli
da preda dentro voliere immense, nere
come le nostre piume, e l’orrore ci fa nulla,
solletica la nostra vanità. Il mondo è pieno
di bastardi, di gente invidiosa e meschina,
tira fuori il pane e facciamo un po’ di pasta
mentre questi cani assorbono la crema
dei malati al posto loro, coi soldi collettivi,
con la sabbia negli occhi d’un solo popolo.
amo novembre e i suoi primi frescori,
i cappotti che ti scendono addosso prima
che un altro anno sia compiuto, la scuola
iniziata ormai da troppo e il tuo quaderno
già folto di segni di ribellione, di fuga.

Biscotti selvaggi, Franz Krauspenhaar, Marco Saya Edizioni, 2012.

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