Un nuovo anno. Iniziato da pochissimo.

E già intenso. Già complesso, nella sua forma e nei suoi giorni diversi.

Un nuovo anno e parole che si rincorrono nella mente.

Difficili da fermare, alcune impossibili. Troppo concentrate, alcune, evanescenti, altre, evaporano subito dai pensieri.

E rimangono nella mente come gocce. Piccole gocce di poesia.

Molte le sento, disordinate, piacevolmente convulse.

A volte ho tempo di fermarmi ad ascoltarle, ad assaporarne il suono, altre volte rimangono sommerse sotto il carico dello studio, del lavoro, delle pieghe che non so stirare.

Sto leggendo, ricordando molto, mandando a memoria assonanze ed immagini.

Cerco di trattenerle.

Certe volte fatico ad addormentarmi. In questi ultimi giorni è successo un po’ di volte.

Allora faccio un gioco. Penso alle parole dei poeti che ho letto. Le mischio, le trasformo.

E sono nuove. Tutte mie.

A volte sono così stanca che mi addormento al primo verso.

A volte no. Ma questa è un’altra storia.

Accade spesso che ripensi alle parole in notti come queste, in cui la luna è un piccolo sorriso e spunta dal cielo minaccioso, maliziosa.

La notte, un ritrovarsi. A tratti. Come dice questa poesia.

Fai male a star seduta

le pietre sono fredde

sotto la luna – inquiete

vagano le fiammelle

dei cerini – la notte

è un ritrovarsi a tratti

rischiarati da un traffico

di eternità interrotte.

T. Scialoja, da “Le sillabe della sibilla”(1983-1985).

E buon anno di parole a tutti.

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