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Sono un po’ di giorni che ho ripreso in mano alcuni libri che avevo a casa, continuando il silenzioso trasloco dei testi , uno ad uno, spesso – quattro a quattro, se vogliamo esagerare – ed ogni volta che li apro trovo parole che leggo, poi rimangono lì a macerare, si contorcono, si rigirano.

Alcune si perdono.

Alcune non mi lasciano in pace.

Ecco, in questi giorni vive in clandestinità nella mia mente una Poesia, di quelle che avrò riletto già mille volte, in periodi diversi, con sentimenti diversi, ma che sempre mi lascia a bocca aperta.

Per la forza e la semplicità della bellezza che ci parla, tra verso e verso.

Per quelle parole “che s’urtano con la gente in faccia.”. Colpiscono, restano, commuovono.

Ecco, quel verso mi tiene compagnia da giorni.

Una bella compagnia.

Se domani ti arrivano dei fiori

da “Inventario Privato” (1959)

Se domani ti arrivano dei fiori
sbagli se pensi a me (io sbaglio se
penso che il tuo pensiero a me si possa
volgere, come il volto tuo serrato
con mani troppo docili a carpire
quando sulle tue labbra m’era dato
baci dalla città) non so che fiori
siano: te li ha mandati per amore
d’amore uno incontrato in trattoria
dove le mie parole spesso s’urtano
con la gente di faccia.

Che figura

t’ho data, quali fiori può accordare
nella scelta all’immagine riflessa
di te?

Non devi amarmi se ti sbriciolo
su una tovaglia lisa: e non mi ami.

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