In questi due giorni ho pensato molto al corpo.

Di solito non ci penso così attentamente.

Ho pensato al corpo, alla pelle. Ho pensato alla fragilità.

Ho accompagnato una persona a visitare una famiglia colpita da un lutto. Sono entrata lì dentro senza pensieri, quasi annoiata dall’incombenza.

I pochi istanti passati in quel luogo, con quel corpo, mi hanno fatto riflettere sul mio.

Pensare alla fragilità del corpo in un assolato e ventoso pomeriggio di novembre. Già.

Sono uscita e ho pensato alle mie mani. Rosa, morbide, piccole.

Ho pensato alla pelle. Sottile, delicata.

Pronta a sentire, a farsi sentire. A tremare.

(L’inconscio del desiderio, già).

E poi niente.

Mi è venuta una voglia improvvisa di uscire e sentire il vento fresco sul viso, che sarà stupido ma è deliziosamente vero.

E avevo voglia di scrivere e di leggere. E di sentire.

Banalità.

Una voglia di leggerezza che mi ha lasciato sconcertata.

Ho smesso di guardarmi le mani e sono tornata a lavorare, che c’era ancora così tanto da fare.

Il mondo sa di polvere quando ci fermiamo a morire” V. Lamarque

Annunci