Tag

,

Ho scritto poco, ultimamente.

Qui, dico.

Ho scritto molte parole nella mia testa assurdamente piena di cianfrusaglie e vita poco pratica. Le ho scritte, alcune le ho dimenticate, altre sono lì, e non mi lasciano, perchè non le lascio io.

Sono quelle parole che, per Sanguineti, in “Novissimum testamentum”, appartengono a “quelle pensate e quelle non pensate / ma che, a pensarci, però ci pensavo”.

Sono lì, non rispettano la fila, s’ingarbugliano, le ingrate.

Ieri sera cercavo nella memoria un verso, il solito, che mi suonava e mi sfuggiva, accatastato ad altri veri o immaginati. “Pensando che ci dicono liberi”, dicevo.

E i conti non tornavano.

Stamattina, la soluzione.

Giovanni Giudici. Una poesia mai letta troppo attentamente, ma letta ora.

Una sorta di specchio sull’esistenza umana.

Libera, non libera. Nel mutare degli accadimenti del mondo.

Brevi lucignoli

Quale importanza dare
Alla piccola storia individuale?
Brevi lucignoli – una breve area
Scavare a fondo, dipanare i fili
Brevi istanti tacendo brevi sospiri
E non che non si possa quel poco.

Ma riportando a un prima o dopo, a un più in là
Il circoscritto e quel che circoscrive
A immani anime morte
Le modeste tue care anime vive
Ecco che indecifrabile si fa
Il disegno del mondo in matto mutare.

E siamo abitatori del tenue polinomio
Preceduto da segno negativo
Dove quando aboliamo
Un muro una parentesi
Il più diventa il meno e questo il più
il no è l’affermativo.

Così mentiscono in questa
Inevitabile algebra i negozi quotidiani
Il far l’amore uccidere e rubare
E adorare gli idioli e sperare
Speranze non nostre e pensieri di schiavi
Pensando che ci dicono liberi.

Annunci