Tag

, ,

C’è una riserva di libri che giace ancora nella mia vecchia casa.

Poeti, soprattutto.

Un piccolo numero di testi che non ho ancora spostato, per motivi di spazio. Ma non solo.

Ne prendo uno, due alla volta.

Perchè è un fatto tipicamente mio.

Non mi piacciono gli addii drastici.

Poeti, dicevo. Quel debole che non riesco a nascondere.

Proprio uno di questi mi è tornato tra le mani oggi. Angelo Maria Ripellino.

Poeta singolare, la cui ricerca stilistica e linguistica non è mai banale e la riflessione

risulta sempre in bilico tra precarietà della vita e l’ attaccamento fisico ad essa.

Siciliano, Slavista, (“sebbene io sia imbrattato delle fuliggini della Mitteleuropa,

nutrito di mille umori stranieri e come arrivato sin qui con un carrozzone dipinto di

calderai, tuttavia nella barocca e ferale Sicilia affondano le mie radici.”), poeta.

Fortemente poeta, quasi disperatamente. (“Per anni e anni ho scritto e stracciato
poesie vergognandomi di scriverne. Il mio mestiere di slavista, la mia etichetta
depositata mi relegavano sempre a una precisa dimensione, in un ranch, da cui mi
era rigorosamente vietato di evadere.” […]).

Non ho ancora ripreso le poesie dal mio vecchio scaffale. Ma domani andrò a

riprendermelo.

Nel frattempo, una poesia.

Buonanotte a voi.

Uccelli pigri. Erba gelosa. Amore.

(da Versi inediti e rari)

È tardi per i sogni, spunta l’alba,
si spegne il gocciolìo della fontana;
come su un flauto l’acqua si lamenta,
ora che il freddo la muta in cristallo.
Ritorno oggi dinanzi alla capanna.
Le lanterne cinesi erano buffe,
come cilindri ammaccati da un grassone,
la notte che leggemmo «Rudoarmêjci».
E alle ore quattro, coi piedi nell’erba,
correva il treno dalla gola roca
sul terrapieno bianco di rugiada.
Lunga notte e frescura del fiume
e scintillìo di stelle su Řevnice,
uccelli pigri, erba gelosa, amore.

Annunci