Di solito fatico ad addormentarmi.

Ma, se in alcuni periodi questo è stato un problema, ho imparato a conviverci.

Nel buio della notte, ecco, si affastellano i pensieri.

Pensieri belli, meno belli.

E le parole. Le parole dette, quelle non dette, quelle desiderate.

A volte queste parole vengono da lontano, sono suoni di poesie, che si mischiano nel torpore della veglia nell’oscurità.

Versi, che vagano nella mente senza trovare l’autore giusto.

Cadenze e suoni che, per gioco, vengono ad avvicinarsi, magari senza conoscersi.

Poi mi addormento e, spesso, al mattino, non resta che un lieve richiamo a quei suoni che galleggiavano nella mente solo qualche ora prima.

Stanotte mi sono svegliata all’improvviso.

Non avevo ansie, pensieri negativi. Sembrava che il sonno se ne fosse andato.

Solo, nella testa, mi battevano delle parole, ed ho ripensato a quel pezzo di Franco Fortini, che rileggo spesso, dopo averlo conosciuto ai tempi dell’Università.

“Una mattina mi sono svegliato che nella mente mi suonava un verso. Per un attimo ho creduto fosse di Carducci, dove riprende il Petrarca di Passa la nave mia. L’attimo dopo già ridevo di me. Proprio Petrarca era, il famoso CLXXXIX (avrei veduto poi) del Canzoniere […] Ma quel verso di Petrarca! Tale mi sembrava che dentro di me stupivo e vergognavo di non aver prima compresa – così ci si esprime nei momenti di diminuita vigilanza mentale – la «inaudita modernità». Mi ripetevo: «La vela bagna un vento humido eterno». «La vela bagna…» E, senza rendermi conto di star costruendo una inesistente quartina con i primi due
versi del sonetto e cogli ultimi due della seconda quartina, scandivo: «Passa la nave mia
colma d’oblio / per aspro mare, a mezza notte il verno. / La vela bagna un vento humido eterno / di sospir, di speranze et di desio». Quel vento umido che bagna le vele, più che «verno» è
autunno. Un verso così, mi dicevo, davvero in Dante non c’è. È già passato per Pascoli.
Mi sbagliavo, il verso è: «La vela rompe un vento humido eterno». A ingannarmi era, probabilmente, liceale memoria del terzo del Purgatorio: «Or le bagna la pioggia e move il vento». Già; ma a quella data, la pioggia bagnava e il vento moveva. Da almeno un secolo e mezzo invece non abbiamo nessuna difficoltà a pensare e dire che la pioggia move e il vento bagna. […] Vuol dire che, tra sonno e veglia, avevo rimosso quanto avevo pur acquisito dopo di allora e cioè che si dovesse avere orecchio al rigorosissimo sistema di metafore allegoriche di tutto il sonetto, castigando ogni interpretazione frammentaria e «lirica». […]
La mia citazione sbagliata era dunque, come nei sogni dei vecchi, la ricomparsa di un viso amoroso sparito con la letteratura d’adolescenza. Firenze anni Trenta. Quel che avevo voluto era in verità il mio rapimento al risveglio, non la poesia petrarchesca. Avevo voluto il verso di una mia poesia immaginaria.”

Poi, oggi, ho accennato a questa mia ricorrente citazione.

“Ecco perchè non dormi”. Mi è stato risposto.

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