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Mi sveglio ed è già il due agosto, una mattina di sole pieno, forte, che filtra dalle persiane nonostante sia presto.

Il due agosto, anniversario triste. In quel 1980 che non mi vedeva ancora qui, si consumava una delle pagine peggiori della nostra storia recente.

Una tragedia immane. Ma non cerco retorica, parole contro i colpevoli, voglio solo che si ricordi.

Per farlo, una poesia di Andrea Zanzotto, paradossalmente il primo pensiero di stamattina, quando ho letto “Bologna, 2 agosto 1980”.

La poesia ricorda una delle vittime, Maria Fresu, di cui rimase solo il nome.

E il nome di Maria Fresu
continua a scoppiare
all’ora dei pranzi
in ogni casseruola
in ogni pentola
in ogni boccone
in ogni
rutto – scoppiato e disseminato –
in milioni di
dimenticanze, di comi, bburp.

Andrea Zanzotto, Il nome di Maria Fresu, Idioma, 1986.

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