Una notte. Una tastiera. Piccoli pensieri di viaggio, deliri, di una ragazza insonne.

 

“Alla fine di un lungo viaggio si ha il tempo e il modo di recuperare i pensieri che lo hanno accompagnato.

Non e’ ancora nulla di organizzato, questo no. E’ più un vortice convulso di immagini e sensazioni che si muove sotto la superficie del ricordo. Una superficie che lascia un gusto generale di piacevole appagamento, che é necessario grattare via per raccogliere ogni singolo odore, viso, situazione, che abbiamo sentito, incontrato, vissuto.

Che non si riesca subito a recuperare ogni istante del viaggio è naturale, spesso ci sembrano eventi quasi lontani, estranei da noi. Poi, da un banale gesto, una frase, un chiudere gli occhi per riposare, ecco, tutto torna, si fa di nuovo vivo, presente.

È l’affascinante gioco della memoria che ci restituisce il nostro essere più autentico.

Così, su questo volo, sospesi sull’Oceano, trovo la prima occasione, l’unica vera, in tanti giorni, di ripensare e soprattutto di riportare poche frasi, parole sparse e forse disorganiche, di questo tempo.

Chissà perché qui ed ora, un hic et nunc che ha dell’insolito – la stanchezza si fa sentire e gli occhi si chiudono – ma è come se fosse insorto un dovere di imprimere nero su bianco il pensiero impressionato come su pellicola, in giorni intensi e appassionati, per non perderli.

Ciò che sembra fresco, infatti, nella sua leggerezza può distrattamente sfuggire, e dilatandosi nel tempo, assumere forme che tradiscono la sua vera essenza.

Eccoci, dunque, nella penombra di un volo internazionale diretto a Londra, alle quattro del mattino. Strano demone, la scrittura. La aspetti nei momenti più opportuni e lei non si presenta, poi si fa trovare impaziente quando dovresti fare altro, ma bussa in modo così insistente… nella trentasettesima fila il mio vicino sta scrivendo veloce, un racconto di viaggio, forse – che sia più esperto di me lo vedo dal modo in cui le dita si muovono sulla tastiera.

Dunque, riflessa nel suo schermo, ripenso agli ieri di questo periodo convulso.

Dei giorni trascorsi a New York mi porterò per sempre la frenetica smania di vedere, sentire, sperimentare gli angoli e le occasioni che una città come questa, vero cuore pulsante del mondo contemporaneo, offre a chi vi si reca.

Prepariamo i piedi, gli occhi e la mente per un’esperienza che – credo – ci rimarrà dentro per molto tempo, in quell’angolo di mente dove riposano le emozioni più forti.”

(continua)

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