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Giorni di transizione, giorni in transito.  E il vivere si snoda tra momenti in cui si crede di sapere tutto ed altri in cui ci sia accorge di non aver capito nulla.

Proprio quando le certezze si presentano davanti agli occhi, spesso, ci si accorge che la perfezione è veramente quella faglia nel terreno dell’esistenza, in cui è impossibile stare in equilibrio.

E se ci fosse un indelebile errore di stampa alla base di tutto il libro?

Questo mi torna in mente, ora, mentre sistemo i miei libri, alcuni che non apro da tempo.

Il risistemare dà spesso l’occasione di rivedere le cose in un’altra ottica.

Dunque, prendo tra le mani “La distanza”, raccolta che riunisce le poesie di Guido Ceronetti scritte nel lasso temporale 1946-1996.

La sfoglio e l’attenzione mi cade subito su questa poesia, inserita in “La cura a distanza”, che non leggevo da molto, e subito mi apre gli occhi, con il solito disincanto.

Chi ha orecchie in tenda

chi ha orecchie in tenda

Dice e ripete l’oscuro Giovanni

sgranando al porto le sue visioni

tra le grida dei friggitori

e le scannate angurie.

Io le orecchie le ho e in questa tenda

ci sto da molti anni.

Ma verrà mai qualcuno?

Una mano che getti una voce?

Che ci sia stato fin da principio

Un errore di stampa?

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