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“Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita.”

R. Carver (25/05/1938-02/08/1988), prefazione ai racconti “Da dove sto chiamando”, Minimum Fax, 2003.

L’eterna dinamica, già dantesca, tra scrivi / vivi. Un’eco che mi torna alla mente, a volte, quando sto facendo tutt’altro.

Se poi anche la vita non è che un’eterna scritto-lettura, non ci resta che tirare un bel sospiro e lasciarci travolgere dalla vertigine. Fino alla prossima storia.

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