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Se sa sedurti soltanto un sonetto… Edoardo Sanguineti (1930-2010)

Ci sono anni in cui tutto sembra possibile. Continuo a ripeterlo.

In uno di quegli anni, casualmente, incontrai uno dei massimi poeti del Novecento italiano. Edoardo Sanguineti.

Dire incontrai, tuttavia, sarebbe riduttivo. Fu una vera e propria “vacanza”. Un convegno di tre giorni, a cui partecipai per caso, e controvoglia – con la paura provinciale di spostarmi, sola, in un contesto di semisconosciuti – e che segnò, indelebilmente, il mio concetto di poeta “vivente”.

Era il 2005. Mi muovevo incautamente ed ingenuamente tra le maglie di un mondo universitario che non conobbi mai così profondamente come credevo; ero giovane e un po’ presuntuosa.

E lui era lì. Per tre giorni, a parlare con noi, a raccontarsi, nel suo vestito scuro, con una faccia un po’ così. Le rughe, il ghigno trasversale e beffardo.

Era lì, la poesia. L’inafferrabile, la metrica violata, la magia eversiva del linguaggio.

Con la moglie vicino, che lo osservava di sottecchi, lo seguiva con lo sguardo in tutti i suoi gesti. Chissà, la moglie di un poeta…

In un giardino, tra le rose, Sanguineti toccç ed esaminç temi e richiami, Dante, Campana, Eliot, che ritornano come frammenti esplosi nella mia mente. Un labirinto, appunto.

Un testo costruito con materiale straniato e straniante che, a poco a poco, mi conquista.

Ogni relatore apriva una porta sull’universo della sua poesia. Le risposte erano sempre acute, brillanti, pronte. La voce tagliente.

C’è chi disse di lui che trasmetteva “un’emozione ideologica”. Non lasciava indifferenti, questo è certo.

Se mi rimase impressa, tra le maglie dei discorsi, l’idea di un rapporto scrittore-lettore come di una “società a responsabilità limitata, in cui il lettore è fondamentale”, ciò che conservo, ancora oggi, è profonda carica seduttiva della lingua, del suo uso straniante e meravigliosamente avvolgente.

Proprio alla seduzione Sanguineti dedicò parte di un intervento di quei giorni. Ecco alcuni appunti, ritrovati.

“Cerco di sedurre qualcuno che non conosco ancora. In fondo, al mondo, si cerca sempre una committenza”.

E se “ho scritto iperbene scrivendo ipermale è perchè ho giocato la partita della seduzione. Attraverso il linguaggio.”

La seduzione passa attraverso lo scandalo – “si può sedurre anche con lo scandalo. e si può scandalizzare con la seduzione” – e, spesso attraverso la citazione, che altro non è che “un’esibizione di rovine, spesso monumentali”.

Il rapporto con la forma, con la metrica, si racchiude splendidamente in una poesia, Erotosonetto, in cui si traduce il rapporto critico, ma costante, con la Tradizione, usando, appunto, la più nota delle forme poetiche.

Se sa sedurti soltanto un sonetto,

Archetipo d’amaro amore assente,

Nasconderò nei tuoi nomi il mio niente,

Golfo mio, mia girandola, mio ghetto:

Umiliato unicorno, unico e urgente,

Inciderò in te impronte, intimo insetto,

Nodo dei nodi, nudo nervosetto,

Enfasi estrema, epigramma emergente:

Tenera in tutto, torre di tormenti,

Infarcito mio infarto, idolo, inferno,

Apriti a me, tu, aurora di aghi ardenti:

Muta medusa, muscolo materno,

Ascoltami, arida aspide, e acconsenti:

Tremo con te, tremendo, tardo terno.

Edoardo Sanguineti, Erotosonetto (da Senzatitolo)

Furono giorni in cui mi presi una vacanza, una vera vacanza da me stessa. Dal mio essere giovane, incauta e presuntuosa.

Conobbi la seduzione della poesia. In Edoardo Sanguineti, nelle sue parole, ma anche nel suo sguardo ironico ed acuto, cifra di quello “stile senza stile” che fa di lui una delle migliori voci – ahimè, postuma – del Novecento poetico italiano.

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