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Senza rimedi, come sempre, vi lascio una poesia di Giovanni Giudici, che mi torna alla mente spesso, soprattutto nel verso “al canto che tace non credo”.

Anche io non credo ad un canto che tace. Credo a un canto che dice, anche indirettamente.

Un canto che parla, pur nel silenzio.

Perché con occhi chiusi?
Perché con bocca che non parla?

Voglio guardarti, voglio nominarti.
Voglio fissarti e toccarti:

mio sentirti che ti parlo
mio vedermi che ti vedo.

Dirti – sei questa cosa hai questo nome.
Al canto che tace non credo.

Così in me ti distruggo.
Non sarò, tu sarai:

ti inseguo e ti sfuggo,
bella vita che te ne vai.

G. Giudici, da Il male dei creditori

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