Ci sono titoli che ci attraggono, al di là di quello che possono raccontarci. Sembra quasi che ci chiamino, attirando la nostra attenzione.

Così è avvenuto per Sottosopra, di Milena Agus. Il titolo, significativamente, è accompagnato da un’immagine di copertina evocativa e “vertiginosa”, che mi ha riportato alla mente uno schema immaginifico di tempo circolare e perfetto, nel suo continuo ripetersi, uguale e distinto.

Quello di Sottosopra è un mondo in cui tutto può ricorrere e rovesciarsi continuamente. Le storie del libro si intrecciano in un edificio in cui abitano personaggi bizzarri che vivono, soffrono, amano, l’uno accanto all’altro, incrociando i loro destini come in un gioco di scale e livelli.

Alice, la voce narrante del libro, diventa lo sguardo attraverso cui vengono filtrate le vicende degli inquilini del palazzo, quasi un “Paese delle meraviglie” di Carroliana memoria, con tutti i suoi grotteschi stravolgimenti. C’è l’anziano violinista Mr. Johnson, che vive al piano di sopra, l’ingenua Anna, donna delle pulizie dall’animo grande, che sta al piano basso, ed intorno a loro brulica un piccolo grande mondo di storie, personaggi, solitudini.

Alla base della narrazione, in un certo senso, vi è un filo teso tra i sogni e la paura. Alice sogna di diventare “una macchina del sesso”, forse per scacciare l’ombra della morte, Anna aspira alla luce del piano di sopra, Mr. Johnson cerca una vita tranquilla, lontana dal successo. Ognuno di loro gravita tra il bisogno di essere se stessi e quello di fuggire la realtà.

I sogni, la paura, dicevo. Perchè nel mondo quasi surreale disegnato dalla Agus tutto può mutare velocemente. L’amore può diventare follia e la scala dei valori è un luogo instabile, imperfetto.

Anche la morte (nell’immagine significativa delle scarpe vuote) è, in fondo, una conseguenza indiretta del bisogno d’amore, che emerge prepotente tra le righe del racconto e sorprende, sempre, nelle sue diverse forme.

Tra le finestre dell’edificio, c’è una Cagliari ventosa che la Agus dipinge a parole, con uno stile che ha la pienezza della semplicità, invitando il lettore ad affacciarsi stranito tra i pianerottoli di una Vita, volutamente surreale, in cui “non siamo mai come ci vorrebbero gli altri” ed in cui tutto, proprio perchè “sottosopra”, ha l’apparenza della normalità.

“Ma quali sono le cose normali?” le chiesi.

[…]

“Le cose normali sono quelle naturali!”

“Ma in natura c’è di tutto.” […]

Ma non vuola dire niente. Comunque, le cose, quelle che non sono normali, dipende tutto da come le prendiamo”.

Già, da come le prendiamo. Nel vortice degli eventi.

Sottosopra, Milena Agus, Nottetempo, 2012

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