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Se potessimo vederci con gli occhi degli altri, scompariremmo all’istante. Emil Cioran

Quante volte ci siamo chiesti come ci vedano le altre persone.

Io, spesso.

Troppe volte, tuttavia, “gli occhi degli altri” sono stati un metro di giudizio troppo vincolante, invasivo.

Come se piacere a qualcuno fosse l’unico modo di amare se stessi. O, di riflesso, l’incauta giustificazione dei nostri errori.

Così, quando affido ai miei piccoli allievi la descrizione di un insegnante, nel profondo, temo la rivelazione – crudele e sincera – di qualche ineludibile e scomoda verità.

Ci provo, comunque. Sono quasi sollevata quando, ascoltando i bisbigli della classe, mi sembra di capire che la loro scelta cadrà su altri.

Quando arrivo alla correzione, però, una sorpresa. Qualcuno c’è.

Leggo velocemente, quasi imbarazzata – non vorrei essere lì, vorrei avere tempo e luogo isolato, raccolto, per concentrarmi meglio – correggo qualcosa, pensando che, in fondo, non mi è andata troppo male.

Oltre a scoprire di avere “capelli folti” e “molti anelli” (in realtà ne ho solo uno), al fatto che sembra vesta bene e sia una persona abbastanza gradevole, seppur con una voce troppo acuta, sono due le cose che mi colpiscono.

L’aggettivo “strano”: “…All’inizio non mi piaceva molto perchè mi sembrava strana” e, come pregio, la proprietà lessicale “qualsiasi parola le chieda, lei la sa”. Come dire, è strana ma si esprime bene.

La prima impressione di quei bambini è, paradossalmente, la stessa che uno si porta dietro da tempo. Non è nuova, quindi. Sentirsela riferire è un po’, diciamo, come tornare a casa. In più ci scopri, dentro, l’affetto, l’ingenua sincerità di chi cerca di capire, anche maldestramente, al di là del ruolo, chi tu sia veramente.

Questi sono gli occhi da cui vorremmo essere osservati. Non sono i soli, però.

Altri occhi scrutano. Ad altri occhi sei insopportabile. Altri non ti vedono.

Una volta dissi ad una persona “Spero che tu non pensi male di me”. La risposta fu “Io non penso niente di te”.

Questo, per dire, che non sempre gli occhi degli altri stanno a vigilare su di noi. Spesso si trascorrono giorni, anni, nell’indifferenza nostra ed altrui.

Tuttavia sono come specchi con cui, presto o tardi, bisogna fare i conti.

Certe volte ci aiutano a capire come siamo, come lenti per guardarci dentro. Altre volte sono inutili, velenose spine, che cerchiamo di estirpare.

A volte ci riusciamo, a volte ci proviamo solamente.

Guardare il mondo con i nostri occhi è possibile. Tenendoli bene aperti, senza dimenticarci di sognare.

Strani. Con la passione per le parole.

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