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Dacci oggi una tragedia quotidiana. Dacci oggi un minuto di silenzio.

Il significato dei gesti, anche forti, spesso si perde nella consuetudine.

In questi giorni, in cui, a scuola, si è fatto, o non fatto, osservare il simbolico istante di riflessione – spesso un’occasione di riso trattenuto, d’imbarazzo – paradossalmente mi è tornato alla mente un piccolo libro, di qualche anno fa, che portava, già nel titolo, la chiave della costernazione di fronte alla tragedia, consumata o imminente.

Un minuto di silenzio, di Siegfried Lenz. Mi è tornato tra le mani oggi, l’ho ricercato.

Una delicata esperienza d’amore e di doloroso distacco. Questo il filo conduttore di una storia che scorre tra le maglie di una scrittura nitida, asciutta, intrisa di una nostalgia tagliente, quasi invasiva.

Più delle parole, conta il ricamo di gesti, lo sfiorarsi casuale di due solitudini, così distanti – lui un giovane pescatore di massi, lei la sua professoressa d’Inglese – ma vicine, anche per un solo istante.

L’amore che arriva improvviso, tra l’impossibile ed il certo, e va a scontrarsi con la più ineluttabile delle sorti, in una danza paradossale, che pare, però, l’unica delle soluzioni possibili, fatale.

Un libro in cui conta molto il silenzio, che traspare prepotentemente tra le parole di un Lenz meravigliosamente ispirato, che parla splendidamente d’amore, a ottantanove anni, con una grazia commovente.

La vicenda si apre svelando il finale tragico, proprio in quel “minuto di silenzio” del titolo.

Quando si chiede agli studenti di un liceo riuniti nell’aula magna di osservare un minuto di silenzio per commemorare un defunto, i loro volti manifestano i modi più diversi di trascorrerlo. La maggioranza cerca d’incrociare lo sguardo con il vicino, alcuni stanno immobili; uno scolaro si guarda in uno specchio tascabile, un altro fissa l’orologio, e c’è perfino chi riesce a dormire in piedi. Per molti si tratta di sopportare questo tempo o di passarvi attraverso rimanendo indenni.

Ma Christian non riesce a staccare lo sguardo dalla fotografia di Stella Petersen […]

Una storia delicatissima che, nello strazio della perdita, sembra ridare importanza, ormai dimenticata, al silenzio, nel rumore assordante del mondo.

Un minuto di silenzio, Siegfried Lenz, Neri Pozza, 2009

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