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Oggi ricorre l’anniversario della nascita di un poeta a me molto caro, Stéphane Mallarmé, al quale – non me ne voglia – ho legato l’intero percorso virtuale che sta occupando i miei giorni più recenti.

Un poète maudit tra i più affascinanti, che, con un numero relativamente esiguo di componimenti, ha lasciato un segno profondo nella Poesia europea, anticipando le avanguardie, nella ricerca di simboli ed emblemi.

Tuttavia, vi rivelo un segreto. Quello per Mallarmé è stato un amore tardivo. All’inizio, infatti, il poeta francese è stato come “le donne dello schermo” di Dante, celando, infatti, un amore sotterraneo, proibito. Quello per Francesco Petrarca.

Ricercando, infatti, nella poesia di fine ‘800 e Novecento una traccia di Petrarca, mi sono imbattuta in queste parole di Ungaretti, che, nel 1929, affermava:

Ma come tornare a Petrarca? Si vorrebbe forse che il sottoscritto riproducesse, come un qualsiasi orecchiante, certi atteggiamenti sentimentali del Petrarca, o certe cadenze, o certe simmetrie del tessuto sillabico? Per tale risultato basterebbe ad uno studente di liceo alcuni giorni di esercizio; è un risultato che può solo interessare gli amatori di falso antico. C’è un altro modo, ed è quello di scoprire l’arte insuperabile colla quale il Petrarca risolve gl’infiniti problemi proposti dal rapporto tra contenuto e forma. Sono soluzioni sottili, per le quali, a tutt’oggi, l’elegantissimo Mallarmé è il maggiore dei petrarchisti.

Così, nonostante questa definizione rimanga sostanzialmente ungarettiana, cercando di capire chi fosse questo “Petrarca francese”, ho imparato a conoscere Mallarmé. Amore per la parola, per il suono, ricerca dell’allusione. Una sorta di mosaico frammentario in cui si può ricomporre l’anima, decostruendola.

L’incanto della parola. Il tendere all’Assoluto.

Ecco cos’ho trovato.

419.
1 UN TRATTO DI [UNA GIOCATA A] DADI
2 M A I
3 BENCHÉ LANCIATO [A] IN
4 CIRCOSTANZE ETERNE
5 DAL FONDO D’UN NAUFRAGIO
420
6 SIA
7 che
8 l’abisso
9 imbiancato
10 stante
11 furioso
12 sotto un’inclinazione
13 piana disperatamente
14 d’ala
15 la sua
16 in anticipo ricaduta per un male a innalzare il volo
17 e coprendo gli zampilli
18 livellando gli sbalzi
19 assai dentro riassuma
20 l’ombra nascosta nella trasparenza da questa vela alternativa
21 sino a adattare
22 all’invergatura
23 la sua spalancata profondità in quanto lo scafo
24 d’un bastimento
25 sbandato sull’uno o l’altro bordo

In quel colpo di dadi credo che si possa riassumere la metafora dei nostri destini, affidati al Caso, per fortuna. O no.

Non è stato amore a prima vista. E’ stato meglio. Ora non lo potrei più lasciare.

Naufraghiamo. Così, tra versi immortali.

                                                                                                    Mallarmeana.

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