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“Certi giorni li passava interi ad aspettare, la sensazione che la vita dovesse ancora arrivare.”

Alcuni libri finiscono tra le tue mani come un regalo. In questo caso, graditissimo. Sto parlando di Dove finisce Roma, esordio letterario di Paola Soriga.

Un libro piccolo, alla vista. Una storia grande, narrata con la grazia di una lingua viva, struggente.

Ida, staffetta partigiana nella Roma del 1944, ci porta dritti dentro la Resistenza. La vediamo con i suoi occhi di bambina costretta a crescere troppo in fretta, la sentiamo nella sua paura, in quella grotta che dovrebbe essere un rifugio ed è una prigione. A poco a poco entriamo nel suo cuore, di cui impariamo la nostalgia, il dolore, ma anche il bisogno di farcela, nonostante tutto.

Ci guida una narrazione fluida, caratterizzata dall’immediatezza del dire, una sorta di “flusso di coscienza”, in cui la continua variazione tra la prima e la terza persona sembra far trasparire la fretta – necessaria – del periodo storico in cui è ambientata la vicenda.

Non c’è tempo per nulla, tutto è in bilico: i sentimenti, la stessa sopravvivenza. Ida, nel silenzio della grotta, delinea con i suoi pensieri tutto un mondo di affetti e delusioni, in cui è facile riconoscersi, come in un lontano ricordo.

Nella tragedia della guerra, paradossalmente, l’amore ha ancora il suo peso. La Vita rimane più forte di tutto.

Dove finisce Roma, quindi, inizia un po’ la trama delle nostre esistenze.

“Pensa perditi. Pensa che possono esserci ancora dei tedeschi. Continua a camminare, sopra la testa le batte forte il sole.”

Un libro intenso, che affronta il tema delicato della Storia recente senza alcuna retorica, con uno stile fresco e vibrante. Che arriva al cuore come un vento marino.

Per restarci.

Dove finisce Roma, di Paola Soriga, Einaudi Editore, 2012.

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