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Ci sono serate, come questa, in cui le idee vengono fitte, nel vuoto delle ore, piene di cose, ma scarse di punti fermi.

In ore così la poesia è l’appiglio più saldo, nella sua impalpabile evanescenza.

Leggendo alcune citazioni di un poeta siciliano, Ignazio Buttitta, mi sono tornati in mente brandelli di versi e considerazioni sulla poesia dialettale, che ho avuto modo di sfiorare, anni fa, nella sua espressione novecentesca, ma che ho lasciato in quel cassetto a riposare, forse troppo.

Così, spulciando tra le carte, tra i ricordi di studi passati, un’eco, forte, mi è tornata alla mente. Più che suoni, immagini.

Più di Buttitta, infatti, quel ricordo chiamava Raffaello Baldini. Chissà, le affinità che legano le persone sembrano legare anche i lettori ai poeti.

Il poeta di Sant’Arcangelo d Romagna, già.

Raffaello Baldini poeta “tardivo”, che pubblica il suo primo libro di versi a cinquantadue anni. Quasi un “appartato”, poeta dalla dizione nitida, asciutta.

Le sue poesie sono vere e proprie narrazioni, immagini in versi, spesso così taglienti da far male.

I personaggi sono coloro che non avrebbero mai voce, popolari, a volte fino al grottesco. Soli. Di una solitudine che si autoesprime in monologhi chiusi, di un’umanità spesso sghemba.

Frammenti di vite, ritratti in versi spesso visionari, a volte struggenti.

Una su tutti, la mia preferita, forse perchè vicina al mio sentire e più comprensibile, in quel dialetto che mi è lontano, è una poesia dedicata ad una maestra.

La mèstra ad Sant’Armàid
dal vólti, e’ dopmezdè,
la s céud tla cambra e la zènd una Giubek.
La n fómma.
Stuglèda sòura e’ lèt
la guèrda ch’la s cunsómma.
U i pis l’udòur.
Dal vólti u i vén da pianz.

Traduzione:

La maestra di Sant’Ermete
delle volte, il pomeriggio,
si chiude in camera e accende una Giubek.
Non fuma.
Sdraiata sul letto
la guarda consumarsi.
Le piace l’odore.
Delle volte le viene da piangere.

(Raffaello Baldini 1938, in La Nàiva Furistír Ciacri, Torino, Einaudi 2000, p. 14)

Quante volte ho immaginato quella sigaretta, quante volte.

Una sigaretta come una solitudine. Che consuma.

In sere come queste capita di pensare ad una poesia asciutta. Che dice, che narra. Con la grazia dell’essenziale.

Raffaello Baldini (1924-2005).

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