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Oggi, otto marzo, come ogni anno, è giorno di dibattiti e di scontri sul significato di una Festa, che io non ho mai considerato nè così grave (considerando il fatto che si ricorda all’atto della sua istituzione) nè fondamentale, solo troppo strumentalizzata.

Discutendo, via Twitter, con ElectaEditore sulle implicazioni polemiche legate a tale ricorrenza, si è arrivati ad una scomoda, forse, ma realistica conclusione, ovvero che “troppa profondità ci porti a sprofondare”.

Nella polemica fine a se stessa. Nella parola vuota.

Quindi, proprio oggi, vorrei dedicare un pensiero “femminile” ad un personaggio, irreale ma significativo, a cui ho avuto modo, sempre grazie ad Electa, di dare “una storia”. Questa, appunto, raccontata per il Givelecta del 2 febbraio scorso.

Invitati a scegliere un personaggio del dipinto Parade di Picasso e di “inventarne” la storia, ho avuto modo di concentrarmi sulla ballerina, quella con le ali.

Voliamo sopra le frasi ad effetto. Riprendiamoci la libertà.

Papillon de l’Opéra

Mi chiamo Ina, ma per tutti sono Mademoiselle Papillon. Il nome l’ho scelto tanto tempo fa.

Adoravo le farfalle. Le seguivo, bianche, nella breve estate del villaggio in cui sono cresciuta. Farfalle, fame, miseria.

Pa-pill-on, un bel nome per una ballerina che sogna l’Opéra di Paris.

Le farfalle volavano, nel triste villaggio che accoglieva la mia infanzia. Ne seguivo le linee. Oblique, rotanti, mai uguali. Perfette.

Avrei voluto volare via con loro. Ma non avevo ali. Allora iniziai a danzare con ali di stoffa cucite ai miei sogni.

Passo dopo passo, oplà, chassè, plier… Mi veniva naturale.

Non fateci caso, sarò in questo teatro per poco. Sono simpatici, loro, giù. Ma non mi assomigliano.

Ho cucito queste ali di stoffa per potere volare. Da questa scala già mi posso vedere. Sono lieve cadenza di cielo.

Libera.

Papillon de l’Opéra.

Niente quote rosa, niente parcheggi rosa, niente gabbie rosa. Il nostro valore è un altro.

Lo dimostrano tante donne che sacrificano la loro vita per la libertà, per la vita stessa. Spesso silenziosamente.

Mettiamo le ali ed eleviamoci oltre le ovvietà.

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