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Solo le persone superficiali impiegano anni per liberarsi da un’emozione. Chi sia padrone di sé può porre termine a una sofferenza con la stessa facilità con cui inventa un piacere. Non voglio essere in balia delle mie emozioni. Voglio servirmene, goderle e dominarle.
Oscar Wilde, da “Il ritratto di Dorian Gray”.

Ho costruito una scatola delle Emozioni.

Chiusa, due settori, due piccole fessure.

Da un lato i sentimenti che portano a star bene, la pars costruens. In positivo.

Dall’altra, la rabbia, il dolore, l’insoddisfazione.

La paura, immancabile.

L’ho costruita per loro, per conoscerli meglio.

Perchè sento, dietro quelle facce belle, simpatiche, goiose, che le emozioni, spesso, cedono il passo alla mera azione, al dovere, che le schiaccia, soffocandole.

Perchè so che il dolore ha toccato alcuni, da vicino. Che ci sono ferite aperte, che il Tempo, da solo, non potrà curare.

Ho costruito una scatola delle emozioni, dunque.

Al suo interno, un cartoncino, spesso, di demarcazione, tra un lato e l’altro.

Un cartoncino spesso, ma non fissato.

Nella sua mobilità, un pensiero preciso.

Mentre stavo per incollarlo, infatti, ho pensato e mi sono ricreduta.

Mi interessa, soprattutto, verificare cosa potrebbe portare il cedimento della barriera, il rimescolarsi caotico delle emozioni, una volta separatesi da chi le ha lasciate cadere nella scatola.

Ciò che sembra buono può avere un risvolto “in negativo”.

Il dolore come grande trasformatore, un dolore che può formare, rinnovando.

La paura come spinta a costruire?

Già. Sarebbe bello vedere, nei cedimenti, la possibilità di riscrivere un destino che sembra immobile, ma non lo è affatto.

“Ma possiamo mettere tutto? Anche se ci muore qualcuno?”

“Tutto”

“Ma non lo leggerà nessuno, nemmeno a casa sua? Giuri”.

Come si fa a mentirle, non potrei. “Giuro” La guardo dritta negli occhi. Lei si alza, mi abbraccia.

Non sono abituata, mi irrigidisco, ma lei non hai il tempo per percepirlo.

Io non ho tempo per avere paura delle mie emozioni. Che mi precedono, mi seguono, non mi abbandonano mai.

Ho costruito una scatola.

L’ho fatto per loro. L’ho fatto per me.

Spesso l’esigenza di semplificare, di rendere materiale l’immateriale, è l’unica possibilità che mi permetta di resistere all’impermanenza dei miei sentimenti. Mutevoli, incontrollabili.

Immagino il mio “dentro” come quella scatola. Senza barriera, però.

Dominano la passione, l’impulso. E la paura.

Le ferite, invisibili, sono la parte più profonda. Autentica.

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